giovedì 31 luglio 2014

Anche oggi piove…




Il sole scende lentamente dietro la collina,colorando tutto di rosso,i miei occhi stanchi si riempiono di luce mentre il vento mi accarezza lieve. Ho vissuto una vita intera alla ricerca di qualcosa che non ho mai trovato,ho tradito me stesso credendo in una vuota sete di successo,in qualcosa che prometteva felicita’ lasciando solo l’amaro in bocca per cio’ che avrebbe chiesto in cambio,ma questo lo avrei scoperto solo dopo.

Il sole continua a scendere lento,ma non trascina con se la mia malinconia, il mio respiro si fa’ affannoso il mio corpo e’ scosso da un leggero fremito,invisibili catene mi stringono i polsi da cosi’ tanti anni che sono oramai parte di me,mi accompagnano nella vita e sono entrate in me, fanno parte di me.
Il sole scende,triste e disperato,in una lenta agonia come una nave che affonda nel mare in tempesta incapace persino di gridare la sua disperazione,mentre l’acqua del mare penetra in lei inondando ogni sua piu’ intima parte portandola negli abissi bui e silenziosi.
Sotto il salice aspetto non so’ cosa o chi ma aspetto muto,angosciato i polmoni stretti in una morsa e lo stomaco in subbuglio,la bocca asciutta,le mani tremanti la testa mi gira, come i pensieri che roteano all’impazzata come una trottola impazzita.
Un vecchio mi si avvicina silenzioso strascicando le gambe storte e magre, i suoi pochi capelli bianchi si allungano intorno ad un viso scarno e rugoso, dove due occhietti piccoli e chiari sembrano sperdersi .
Il vecchio si ferma ad un passo da me, mi fissa con aria inquieta il suo sguardo sembra trapassarmi come se volesse tuffarsi nella mia anima per afferrare ogni cosa di me ,tace pensoso ed assorto, le sue mani accarezzano il mento ossuto e spigoloso piega la testa continuando a fissarmi, io non riesco a nascondere il mio turbamento ma non riesco a sostenere quegli occhietti piccoli e chiari che sembrano rubarmi l’anima.
Un titubante “Salve”mi scivola involontario dalle labbra, alzo lo sguardo cercando di scrutarlo senza fissarlo negli occhietti chiari, con movimenti lenti si siede al mio fianco senza mai distogliere il suo sguardo da me, poi, con voce quieta risponde al mio saluto, la sua mano si appoggia sulla spalla una mano spigolosa ma forte “e’ da un po’ che ti osservo” aggiunge mentre un largo sorriso illumina il suo vecchio volto, a quel punto gli occhietti sembrano addolcirsi.
“Mi sembri molto avvilito e questo tuo stato d’animo e’ fuori posto qui’! sei una nota stonata in una melodia meravigliosa una nuvola di pioggia in un cielo di sole”
lo guardai con stupore poi, riportando lo sguardo verso il sole che tramontava, gli dissi con voce sommessa “vedi, il sole muore dietro quella collina, e porta con se’ la mia vita, e’ come se io morissi con lui. Ho rivisto la mia vita e mi sono accorto di quello che sono e di quello che ho fatto, io che avevo grandi progetti ed ambizioni arrivato alla mia eta’,cosa mi succede? Mi volto indietro… e mi accorgo che non ho fatto niente o meglio, ho visto l’inutilita’ di cio’ che ho fatto. Credevo nel mio lavoro, una bella casa, bei vestiti, soldi, una bella macchina, una moglie e perche’ no,dei figli, “ mentre parlavo provavo una sensazione che non avevo mai avuto modo di provare, come una dolce marea che saliva dal fondo dei miei piedi su’ fino allo stomaco per spingersi, sfiorando delicatamente ogni fibra del mio corpo, distendendosi dentro il petto per poi, con infinita dolcezza e violenza, esplodere dentro la mia testa.
“Vedi, mi sento cosi’! come quel sole che muore dietro la collina scende lentamente e tristemente sprofondato in una malinconia che mi avvolge come tra le spire di un pitone che tenta di soffocarmi” il vecchio mi scruto’ con aria assorta e contrita poi aggiunse”Mi spiace sentirti parlare in questo modo, il tuo cuore e’ triste e pesante come un macigno,ma cio’ che dici e’ solo un modo di vedere la vita.”
Rimasi stupito da cio’ che il vecchio disse, sembrava conoscermi nel profondo e riusciva a capire cio’ che sentivo come se lo sentisse lui stesso,o almeno questo era cio’ che sembrava,anche se ,naturalmente, il mio cervello rifiutava tutto cio’ che non si poteva comprendere appieno. “cosa vuoi dire ?” dissi io fissandolo dritto negli occhi, lui continuo’ “tu dici che ti senti come quel sole,giusto?” lo guardavo cercando di cogliere cio’ che diceva ma ero troppo coinvolto per riuscire ad afferrare cio che intendeva,mi sentivo come un bambino che ascolta la lezione a scuola, lui continuo’” devi riuscire a vedere le cose da altri punti di vista,per cogliere la vita e cio’ che ci riserva,il sole non sta’ morendo come tu dici, ma sta’ sorgendo dall’altra parte del mondo.Lui non e’ malinconico come te, ma felice perche’ e’ consapevole che sta’ per portare gioia a tante altre persone e poi…domani sara’ ancora qui’.”
Le parole del vecchio non mi davano sollievo, la mente torno’ indietro nel tempo scavalcando le colline della memoria,attraversando i mari del tempo trascorso e dimenticato ed il peso dei miei sensi di colpa sopiti nell’oblio della coscienza mi premevano sul petto,che, come stretto in una morsa invisibile mi toglieva il fiato, non avevo mai provato nella mia vita delle emozioni cosi’ prepotenti come in questo momento, come se la mia coscienza si fosse improvvisamente svegliata da un sonno profondo,riportando a galla sentimenti che non credevo di possedere.
Il sole scendeva dietro la collina, portandomi con se, ricordo il mio incontro con la morte, in quella stanza vuota e fredda, un corpo inerme steso su un tavolo il viso un tempo sorridente e felice,ora freddo e bianco,ricordo il mio ultimo bacio sul viso gelido ,un gelo innaturale che fermava il sangue nelle vene un freddo che dava una stretta al cuore ma nel contempo bloccando il fiato nei polmoni stendeva la pietosa mano della morte su tutti noi ricordandoci il nostro stato. Ricordo la mia mano che si stringeva alla sua sotto il lenzuolo che invano tentava di coprire i nostri sentimenti, una sensazione tremenda d’angoscia e di dolore che andava al di la’ della umana comprensione, ricordo…si, ricordo anche come in fretta si ci si e’ dimenticato tutto.
Sentivo lo sguardo del vecchio su di me, i suoi occhietti chiari che mi accarezzavano e la sua voce che cullava la mia malinconia, alzai lo sguardo su di lui fissandolo negli occhietti e gli dissi “ cos’ho fatto della mia vita? “ un sorriso dolce apri un varco nel mio cuore mentre le sue mani si posavano sulle mie spalle “hai fatto cio’ che hai potuto,chi sei tu per giudicare ? chi sei tu per dare di giudizi sulla vita?” le sue parole mi sembravano incomprensibili e lacerato dai miei sensi di colpa risposi ” non ho mai detto a mia sorella , ti voglio bene , non ho mai detto a mia fratello ti voglio bene, “ le sue mani si strinsero sulle mie spalle mentre rispondeva “ … e non ti sei mai detto MI voglio bene, hai passato la tua vita nel dolore e nel pentimento hai combattuto contro tutti e tutto,persino te stesso, hai dato valore a cose inutili ed hai dato valore alla vita ed alla morte.”
“Io non capisco”dissi con voce sommessa “nessuno ti ha mai chiesto di essere il migliore, nessuno ti ha mai chiesto di essere il piu’ bravo nessuno ti ha mai chiesto di essere diverso da quello che sei…cioe’ un uomo, un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti un uomo che accoglie la vita con semplicita’ e amore consapevole dei suoi limiti,tu questo lo hai fatto!”.
Il sole scendeva dietro la collina ed il cielo si colorava di rosso , alcune nuvole avevano fatto capolino sulle noste teste dando altri colori al paesaggio che si stendeva sotto e sopra di noi, le mie mani sembravano sudate e nervosamente si stropicciavano nel tentativo di scacciare questo tormento che albergava nel mio cuore, la mia mente ancora vagava su viottoli di campagna che mi conducevano tra i ricordi della mia vita tormentata, si soffermo’ su un ricordo curioso che non credevo neanche di possedere quando una sera rincasando con la mia macchina ero fermo in coda e alzando lo sguardo verso l’alto vidi le luci di un palazzo accese, fissai lo sguardo con insistenza in direzione di un finestra sforzandomi di entrare in quella casa con la prepotenza della curiosita’ vidi il lampadario appeso i mobili della cucina,un arredamento modesto ma decoroso una donna che si affannava sulla cucina dei bambini che si rincorrevano mentre il padre assorto dalla lettura di un giornale chiudeva il quadretto familiare , che buffo , cosa significa, mi domandai, questo ricordo? Che forse la mia interna ricerca della normalita’ cercasse di attingere altrove cio’ che avevo vicino? Oppure era l’ideale di cio’ che anelavo ma credevo fosse possibile solo agli altri? O forse era il mio modo di sentirmi grande.
Il vecchio restava al mio fianco come sorvegliasse i miei pensieri , dandomi un po’ di calore e benevolenza , all’improvviso il vecchio si alzo’ restai a fissarlo mentre stendeva le sue fragili membra, un sottile sbadiglio usci’ dalla sua bocca ed i suoi occhietti per un attimo si schiusero ed io mi sentii’ sperso come se un vecchio amico volesse inaspettatamente abbandonarmi, lui, come sentisse il mio disagio mi disse”non temere, voglio solo sgranchire le mie vecchie e stanche membra, restero’ qui il tempo che vorrai.” Rincuorato dalla sua parola abbandonai il capo tra le gambe permettendo alla mia angoscia di impadronirsi di me, il sole scendeva dietro la collina ed un leggero vento mi carezzava i capelli radi alzai la testa dritto verso il vento come sfidandolo, mi voltai e vidi il vecchio che mi guardava sorridente con le braccia conserte diritto nel vento, dietro al vecchio mio fratello con sguardo afflitto abbracciava sua moglie, mia moglie, stretta ai nostri figli stendeva un fiore sulla mia lapide, un velo di sconsolata tristezza copriva tutti noi mi avvicinai mesto e silenzioso mi inginocchiai e fissai la mia fotografia che mi fissava sorridente, chissa’ cosa avevo da sorridere poi?, mi voltai e li vidi tutti avviliti chiusi nei loro cappotti con gli occhi gonfi e le gote rosse, li fissai negli occhi uno per uno finalmente riuscivo a capire, riuscivo a leggere nei loro cuori, ma forse ero semplicemente io che avevo aperto il mio cuore all’amore.
Il vecchio mi si avvicino’ e come se avesse letto dentro di me disse”non e’ troppo tardi,non e’ mai troppo tardi . avrai il tempo di comunicare a tutti loro il tuo amore , ma ora se vuoi ti accompagno verso la tua nuova vita.”
Il sole e’ sceso dietro la collina e le nuvole giunte sopra di noi lasciano cadere una leggera pioggerellina, sono le mie lacrime che parlano d’amore, di un amore che ho sempre rinchiuso  dentro lo scrigno del mio cuore e che non ho mai voluto rendere partecipe nessuno,ed ora…lo porto con me, nel mio cuore, perche’ nessuno e’ piu’ in grado di sentirlo.

fine